Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » dom apr 30, 2017 8:57 am

IL «MONDO PICCOLO» DELL’INDIPENDENTISMO VENETO PARE SULLA STRADA GIUSTA
di ENZO TRENTIN
30/04/2017
https://www.miglioverde.eu/il-mondo-pic ... ada-giusta

Giovannino Guareschi fu un vero maestro di umanità. Con il «Mondo Piccolo» ci ha parlato di un’umanità periferica, l’umanità che non conta, che magari apparentemente non fa la storia ma che è un’umanità cui guardare con occhi pieni di stupore. Vogliamo parlare dell’assemblea pubblica che si è tenuta a San Bonifacio (VR) per la presentazione di un’unica confederazione di 15 soggetti politico-cultura-sindacali che aspirano all’indipendenza del Veneto.

Cercheremo di farlo con quello spirito (non certo con quella maestria, e ce ne scusiamo) con cui Guareschi attraverso i personaggi che lui ha creato in quel «Mondo Piccolo» che è poi il mondo di tutti noi. Questi personaggi non siedono su posti di potere, e se anche ambiscono ad occuparli sarebbe per poter uscire da un sistema in cui in Parlamento non ci sono veri partiti politici con programmi distinti e contrapposti. Ci sono degli uomini politici che si raggruppavano come clientes attorno alle personalità preminenti non già per il loro spessore “culturale”, bensì per la loro capacità di “acchiappare” voti che legittimino la loro precaria democrazia.




Abbiamo visto a convegno un’umanità reale, concreta, grande e allo stesso tempo anche meschina, perché nel «Mondo Piccolo» c’è spazio per tutti, ci sono tanti tipi umani, quelli appunto un po’ strambi, quelli che sono dei santi senza magari saperlo. Tutti comunque vorrebbero civilmente operare per il ritorno ad un clima sociale che più si avvicini a quello che un ambasciatore francese ricco di esperienza mondana, visitando Venezia alla fine del Quattrocento, ne scrisse in questi termini: «È la città più splendida che io abbia mai visto, e quella che fa più onore agli ambasciatori e agli stranieri e che si governa più saviamente» (Philippe de Commines, Mémoires, 1495). Venezia era allora la prima potenza navale del Mediterraneo e il più forte Stato della penisola italiana.

Tuttavia non sono i sogni di grandezza ad incantare i frequentatori di questo «Mondo Piccolo» dell’autodeterminazione veneta. Si tratta solo di gente che si muove assieme ai suoi pepponi e ai suoi smilzi, in su e in giù, per quelle contrade che videro circa 1.100 di civiltà (anche se a volte sembra bella come una fiaba) laddove in Europa altri e più angustianti erano i regimi.

È questa una delle tante riflessioni che li ha indotti ad abbracciare l’indipendentismo. Tuttavia alcuni sociologi affermano che ci vorranno 10-15 anni per vedere emergere la nuova classe dirigente. Che sarà una minoranza, certo, composta però da soggetti sociali completamente diversi da quelli cui siamo abituati. Sia chiaro: questi soggetti esistono già, si stanno muovendo. Sono sotterranei e silenziosi. Stanno cercando un riconoscimento sociale che finora non hanno avuto. Presto o tardi, ci si accorgerà di loro.

Intanto da quanto emerge dal convegno di Intergruppi tenutosi a San Bonifacio (VR), sabato 29 aprile, sembrano essere emerge interessanti indicazioni di percorso:

1. È stata presentata una bozza di progetto istituzionale che ripropone più o meno quanto qui pubblicato all’incirca 4 mesi orsono. [vedi qui: https://www.miglioverde.eu/in-anteprima ... del-veneto ]
2. Sta per prendere l’abbrivio un referendum telematico che si svolgerà in due fasi a partire dal 12 maggio 2017 (data simbolica: il 12 maggio 1797 cadde la Repubblica di Venezia). Nella prima fase i votanti verranno certificati per ovviare ad ogni contestazione. Con la seconda ci sarà il voto vero è proprio che si potrà esprimere nell’arco di più giorni.

Su questi due argomenti scriveremo nei prossimi giorni. Per il momento ci sia consentito di ritornare al problema sopra accennato: individuare e selezionare una classe dirigente.

Nei giorni scorsi abbiamo visto come uno dei componenti di Intergruppi, il “Gruppo Chiavegato”, abbia stilato un accordo politico con la formazione “Siamo Veneto” del Consigliere regionale Antonio Guadagnini. Ebbene, a seguito di questo agreement alcuni che avevano assicurato la loro presenza ai lavori non hanno partecipato. Costoro ritengono che tale intesa sia umanamente comprensibile, ma non accettabile.

Lucio Chiavegato ha subito alcune settimane di capziosa carcerazione. Ovvio che desideri “monetizzare” le “sue prigioni“ con un’elezione alla Regione Veneto, senza peraltro sottostare alla legale ma illegittima raccolta di decine di migliaia di firme per la presentazione della sua lista elettorale. Tuttavia Lucio Chiavegato, da noi espressamente interpellato, non ha da proporre alcuna delibera di riforma istituzionale che potrebbe partire da quell’Ente. Egli auspica l’elezione di un’improbabile maggioranza indipendentista, mentre per il resto rimanda al futuro.

E questo ci rimanda alla questione di apertura: dov’è la classe dirigente veneta?

È una cosa che è mancata anche alla Lega Nord. Figlia di quel patchwork fra tutte le culture che da scadente autodidatta Umberto Bossi ha ingurgitato, la LN non pensò mai ad avere una. Era mancata persino alla “madre di tutte le leghe”: la Liga Veneta, costretta per questo ad aggregarsi come subordinata alla creatura del “Senatùr”. Eppure la classe dirigente di una nazione deve dimostrarsi capace di rappresentare al meglio la pluralità di centri di interesse che ne compongono la stratificazione sociale, arrivando a sintetizzare una linea politica generale. Questa, dunque, la ragione prima del fallimento dei vari proclami sul federalismo prima e la secessione dopo. Del resto come può un albero dare un frutto buono se le sue radici affondano in un terreno instabile, incerto, sterile?

A partire dal 1990 emerge una situazione in cui vengono alla ribalta personaggi anacronistici che, per ragioni storiche e cronologiche, non sarebbero dovuti comparire in quella situazione. Costoro, pur collocati in un certo contesto, appaiono superati poiché ormai considerati retaggio, appunto anacronistico, di un’epoca passata.
Roberto Maroni poi (nel libro «Il Mio Nord» – Ed. Sperling & Kupfer) spiega: “Secondo problema: gli eletti erano esperti attacchini ma non avevano la più pallida idea della differenza tra un’interrogazione e una mozione, figurarsi quanto potessero capire di bilancio pubblico”. A questo punto potrebbe avviarsi una disamina troppo vasta per essere affrontata in questa sede. Per questo ad esemplificazione ci limiteremo ad alcune semplici constatazioni su tre personaggi che sembrano antiquati:

1) Stefano Stefani, [VEDI QUI] da sempre elettore del Msi è eletto senatore nella XII e XV Legislatura (1994-96 e 2006-08) e deputato nella XIII, XIV e XVI Legislatura (1996-2006 e 2008-2013). Stefani scrisse sulla “Padania” (2003) una lettera aperta che definiva i tedeschi “biondi stereotipati dall’orgoglio ipernazionalista”. Lo scritto causò la cancellazione delle ferie in Italia del cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, e la vicenda si concluse con le dimissioni di Stefani da Sottosegretario di Stato del Ministero delle Attività produttive. Tuttavia, per “giochi politico-parlamentari” venne poi reintegrato come Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Ambiente e del Territorio nel dicembre 2004. Per Stefani il federalismo sembra ridursi ad un concetto assai vago e malleabile. Non è nota alcuna sua azione determinante per introdurre il federalismo in Italia, malgrado questo risulti come il programma politico principale della LN.

2) Alberto Lembo in origine appartiene ad Alleanza Monarchica Giovani. L’anacronistico monarchico nel 2009 fa queste pubbliche confessioni [VEDI QUI]. Dal 1994 al 2001 è parlamentare alla Camera dei Deputati per la Lega Nord. Cosa abbia fatto da pubblico amministratore, e come la pensa è scritto a pag. 497 del libro “La Fiamma di Vicenza”, edito nel 2016: «a Lonigo entra in Consiglio comunale, per la Liga Veneta – Lega Nord, Alberto Lembo, già attivo nel Msi degli anni Settanta, che conquista un seggio anche in Provincia: “La visione del missino era di forte centralismo, forte nazionalismo, scelte che non ho mai condiviso, come non ho mai condiviso le posizioni centraliste e unitarie monarchiche. La Destra culturale è per le autonomie, è per i Popoli, è per le Libertà tradizionali, i Fueros spagnoli, i corpi intermedi, tutto quello che trovi nei grandi autori della controrivoluzione, da Burke, a De Maistre solo per citarne alcuni. Uso spesso il termine di giacobino di destra: già da allora contestavo fortemente la posizione centralista. La visione federalista della Lega, in particolare quella di Miglio, dei grandi federalisti dell’Ottocento, mi andava bene anche da monarchico. Quando sono stato eletto a Lonigo, ho raccolto molti voti del Msi causando, così, la mancata elezione di un loro esponente. Ero alla mia prima esperienza amministrativa: in Provincia ho fatto riferimento a Collese [Gabriele Collese, capogruppo per il Msi. Ndr], tecnicamente molto bravo e, nello stesso tempo, molto umano, molto persuasivo. Spesso ci si appoggiava reciprocamente”.»
Sembrano giustificazioni a posteriori di una persona ideologicamente molto disinvolta. Poco credibili e contraddittorie considerato che il Prof. Miglio prefigurava il neofederalismo. Con la sua teoria del neofederalismo intendeva superare il declino dello Jus Publicum Europaeum, il fallimento del Costituzionalismo e la crisi dello Stato Moderno. Lo sviluppo teorico basato sul neofederalismo non è per Miglio una rottura con i suoi orientamenti precedenti, ma solo coerente continuità. Esso è derivato dalla consapevolezza del venire al pettine di molti nodi del processo storico, soprattutto di quelli dello Stato moderno, che aveva studiato per più di cinquant’anni.

3) Enrico Hüllweck, nella XII legislatura che dura dal 15 aprile 1994 all’8 maggio 1996, è stato deputato per la Lega Nord. Dopo la caduta del primo governo Berlusconi aderisce a Forza Italia. Dal 1998 al 2008 è stato sindaco della città di Vicenza. Dal luglio 2008 al 2011 è stato capo della segreteria Politica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. È indubitabilmente un uomo di cultura. Quella cultura – per intenderci – che emerge dal Manifesto del Gruppo di Ar (1963), dove l’editore Franco Freda [ex terrorista, saggista, e avvocato, appartenente all’area del neofascismo ed esponente del Movimento Politico Ordine Nuovo] fissa le coordinate del suo pensiero, e dove tra l’altro è scritto: «Noi siamo per un’Aristocrazia che è radicale rifiuto del modello egualitario.», ed anche in questo caso il federalismo c’entra assai poco.

Insomma, in questi personaggi è mancato persino l’approccio tradizionale al federalismo finora sperimentato, e cioè un foedus che produce pluribus unum, l’unità nella pluralità. Non solo è mancata la formazione di una classe dirigente; ma il ruolo politico della Lega Nord, come di altri soggetti politici coevi, è stato solo quello di rappresentare un trampolino di lancio per il soddisfacimento di ambizioni personali che con la cosiddetta res publica hanno poco a che spartire.

Non molto diverso sembra l’attuale percorso del Movimento 5 stelle. Esso conta sulla conquista delle leve di potere per selezionare una nuova classe dirigente, ma per dirla con Corinne Maier, che ha scritto un pamphlet (ed. Bompiani) sul panorama culturale francese, valido anche per il “Belpaese”: «Ci sono gli intellettuali e ci sono gli intellettualoidi. I primi sono coloro che pensano e scrivono qualcosa di originale, e sono sempre più rari, i secondi sono «la loro versione trash», «intermediari culturali» senza talento, ma con tanta spocchia e linguaggio oscuro e fumoso. Gli intellettualoidi preferiscono dissertare senza fine sulle opere altrui piuttosto che cercare di elaborarne una propria».
Il M5S sceglierà gli intellettuali; ovvero quei poveri eretici che sono «guidati dai valori»? Quelli che rivolgono al «governo democratico una sfida pericolosa, perché votati a screditare la leadership e a contestare l’autorità», e che per sovrapprezzo osano addirittura mettere in discussione le istituzioni preposte?
Oppure selezioneranno gli intellettualoidi? Ovvero chi si mette al servizio dello Stato ed è venerato dalla comunità sua omologa?

Per questo sembra necessario individuare una classe dirigente di autentici intellettuali.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » mer mag 10, 2017 1:41 pm

L’indipendentismo credulone e gli indipendenti, ma non dal vitalizio
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di ENZO TRENTIN

http://www.lindipendenzanuova.com/lindi ... -vitalizio

L’indignazione e la rabbia dell’indipendentismo veneto è palpabile, ma ancora non politicamente determinante. C’è una palpabile aspettativa e disponibilità popolare. Manca una classe politica adeguata. Intanto dalle stanze del potere escono ogni giorno fiumi di parole che trasmettono un messaggio rassicurante: «Siete in buone mani, potete guardare con fiducia al futuro.» Ma ogni volta che piove siamo in ansia perché nulla è stato fatto per frenare il dissesto idrogeologico, ogni volta che la terra trema sappiamo con certezza che molte persone non avranno più una casa, e i rapporti sociali di intere comunità saranno distrutti.

Ad ogni viaggio in autostrada bisogna fare gli scongiuri per non finire schiacciati da un cavalcavia che crolla o da un tratto di strada che sprofonda. Ogni mattina, quando portiamo i nostri figli a scuola, siamo più preoccupati del soffitto che rischia di crollargli sulla testa, che del loro esame di matematica. Assistiamo ogni giorno al crescere dei tempi di attesa per una visita specialistica, e non abbiamo alternative se non quella di sborsare nuovi quattrini. Dobbiamo fare i conti, dopo una vita di lavoro, con pensioni che non permettono d’invecchiare serenamente, e se siamo costretti e fare i conti con una disabilità, siamo lasciati soli. Ai giovani il futuro è negato, condannati alla precarietà, e nell’incertezza di tirare a campare secondo canoni imposti che legittimano lo sfruttamento e il lavoro nero, e se conquistano un lavoro dignitoso, rischiano di perderlo con poche speranze di ritrovarne uno. Viviamo un presente fatto di annunci, incertezze e sperpero di denaro pubblico, e non ci sentiamo di certo in buone mani.

Ci sono giornalisti come Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella, Mario Giordano ed altri che hanno scritto decine di libri sulle malefatte dei partiti politici, e tutto ciò ci farebbe rabbrividire se non fosse che da tempo abbiamo deciso di impegnarci per cambiare, per costruire un futuro diverso.

Ma alcuni portatori di pensiero imbecille (secondo la Treccani, il termine è tratto dal latino imbecillus, e significa: debole, fiacco, malfermo) da almeno quattro decenni non hanno pensato che ad agire politicamente attraverso la fondazione di partiti politici sedicenti autonomisti e federalisti prima, poi secessionisti, ed ora indipendentisti.

I loro aderenti, man mano che si sono avvicinati al potere hanno coltivato una vera e propria “strategia”. Una mossa dietro l’altra si sono accreditati presso chi comanda come “affidabili”, materializzando infiniti gesti simbolici per tranquillizzare chi è sempre stato in alto nel governo, e per assicurare che non c’era proprio niente da temere da loro. Ed essi presi dalla vertigine del successo hanno evaporato lo spirito di “rivolta contro la casta”, per andare a condividerne i privilegi, la sete di potere, e la “gloria”. Come novelli parvenu si sono assisi in cima alla piramide ad onta dei proclami autonomisti, federalisti ed ora indipendentisti. Non hanno mai fatto nulla per il cosiddetto bene comune. Oppure c’è qualcuno che può accampare un risultato che hanno ottenuto grazie alla loro presenza nelle istituzione che pretendevano riformare dall’interno? Noi crediamo di no; tuttavia si faccia avanti chi è in grado di smentirci. Ma non ci si vengano a citare i referendum per l’autonomia previsti per il prossimo ottobre, perché troppo abbiamo scritto su quel “furto” di democrazia chiamato: referendum consultivo.

A sostegno delle nostre tesi prendiamo in esame ciò che è avvenuto alla Regione Veneto. A partire dalla Quarta legislatura (1985-1990) sino ai giorni nostri, secondo un sommario calcolo abbiano notato circa un’ottantina di Consiglieri regionali, ed un Presidente di Giunta. Quasi tutti eletti nelle file della Liga Veneta divenuta successivamente Lega Nord. Fatta eccezione per due o tre eletti in liste omologhe.

Ebbene, ci sono state anche delle defezioni (nell’ottobre 1998) da parte di coloro che rivendicavano una maggiore “purezza”: Mariangelo Foggiato, Fabrizio Comencini, Alberto Poirè, Ettore Beggiato, Michele Munaretto, Franco Roccon, Alessio Morosini e Adriano Bertaso. Ma quest’ultimo venne espulso dalla Lega, e va a fondare l’Unione Nord Est. Per gli altri tralasciamo di elencare gli infiniti partiti da loro fondati – tutti elettoralmente insignificanti -, perché la lista sarebbe troppo lunga. A quella data la rappresentanza della LN rimase nelle mani d’una sola persona: Gianpaolo Gobbo.

Rimarchevole inifne è quel personaggio che con grande opportunismo usò la Lega Nord come una Revolving door, entrando ed uscendo disinvoltamente dalla formazione per fondare ed affossare altri partiti uniformi e ininfluenti; ciò che è rimasto di tutto questo fervore politico sono stati i vitalizi erogati all’età di 55 anni (o anche prima) di cui da’ conto Mario Giordano nel suo ultimo libro: «Vampiri», ed. Mondadori © 2017.

Fra l’altro, si sta verificando un corto circuito non da poco nelle Regioni italiane che stanno tentando, più o meno timidamente, di limare lo scandalo dei vitalizi del passato, perché a opporsi a questi provvedimenti restrittivi sono le associazioni degli ex consiglieri, istituite con leggi dalle medesime Regioni e in alcuni casi dalle Regioni direttamente finanziate. Insomma, le Regioni sostengono chi si raduna per portare in tribunale le decisioni delle Regioni: non è fantastico? Del resto cosa possiamo aspettarci dalle leggi fatte da coloro che godono dei vitalizi?

Di queste associazioni di ex consiglieri ce ne sono un po’ dappertutto: in Veneto è presieduta da Aldo Bottin (4.107 euro al mese di vitalizio) combattivo presidente dell’associazione degli ex consiglieri, che pare si sia opposto in ogni modo alla pubblicazione dell’elenco dei privilegi e privilegiati. In questa Regione è stata applicata una minisforbiciata del 5-10 per cento? Nel febbraio 2015 in 60 sono ricorsi al Tar. A guidare i ricorrenti c’è l’ottantenne ex comunista Danilo Sante Riello, che rimase solo 6 mesi in Consiglio, nei lontani anni Ottanta, e per questo ha maturato un vitalizio da oltre 3000 euro netti al mese (erano 3593, ridotti a 3134: ma come si sono permessi? Non lo sanno che 6 mesi di lavoro [lavoro: si fa per dire] in Consiglio regionale valgono molto di più? Domanda: quale altra professione o lavoro da’ una pensione di oltre 3000 euro al mese?). Dietro di lui Amalia Sartori ex Psi poi di Forza Italia (3530 euro netti al mese), che poi è passata all’Europarlamento e quindi, direttamente, agli arresti domiciliari per l’inchiesta Mose. Scrive Mario Giordano: le auguriamo, ovviamente, di dimostrare la sua innocenza in quella vergognosa vicenda di sprechi e tangenti. Ma, nel frattempo, ci sia concesso il dubbio: non potrebbe almeno astenersi dal rivendicare incrementi al vitalizio che già percepisce? Per chi vuole approfondire, qui c’è un elenco dei vitalizi: http://corrieredelveneto.corriere.it/ve ... 2982.shtml

All’associazione degli ex consiglieri veneti sono iscritti anche Ettore Beggiato, 4.131 euro euro al mese; cui vanno aggiunti oltre 80.000 euro l’anno quale attuale segretario di gruppo consigliare “Siamo Veneto”. Fabrizio Comencini, 4.114 euro euro al mese, cui vanno aggiunti circa 18.000 l’anno come componente del Corecom. Franco Rocchetta, 2.762 euro al mese, cui va aggiunto il vitalizio per due mandati da ex parlamentare (XI, XII Legislatura) e Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri. Marilena Marin, 2.219 euro al mese cui va aggiunto il vitalizio da ex eurodeputato nella IV Legislatura. Di cui peraltro non è dato sapere, perché sempre come scrive Mario Giordano nel libro su indicato: «E poi ci sono loro, gli uomini dell’Europa, i custodi del rigore, gli inflessibili censori di Bruxelles, quelli che ci hanno ordinato lacrime e sangue, quelli che ci hanno imposto l’austerity, la legge Fornero e l’innalzamento dell’età pensionabile, quelli per cui ogni spesa è di troppo, quelli che ci hanno messo a stecchetto e alzano il sopracciglio ogni volta che qualche pensionato italiano dice: «Vorrei vivere». Quelli che rispondono sempre: «Non si può». Anche dal punto di vista previdenziale non si trattano male: nel 2017 la spesa per le pensioni del personale dell’Unione europea crescerà del 7,8 per cento, per «l’adeguamento delle retribuzioni superiori al previsto». E la spesa per le pensioni degli ex membri delle istituzioni (europarlamentari e commissari) aumenterà addirittura del 15,2 per cento per gli «adeguamenti annuali». Buon per loro, si capisce. Ma perché gli adeguamenti alle pensioni dei poveri cristi italiani, invece, sono sempre stoppati a Bruxelles?»

Osservate qui l’intervento di un eurodeputato dalle idee molto chiare: http://controinformazionetv.info/euro-d ... impicchera

Insomma si tratta di disinvolti personaggi che usano il “Cicero pro bono sua” per veicolare messaggi farlocchi. E qui è bene precisare che il termine farlocco pare sia l’italianizzazione dell’inglese far look guardare lontano, termine connotante con cui negli anni ’60 ci si riferiva ai turisti distratti, vittime di mariuoli… E sempre usando una metafora potremmo dire che abitiamo una casa diroccata, ma anziché progettare per costruirne un’altra, ci sono persone che pensano di portar via anche i mattoni pro bono sua. Infatti manca o è sconosciuto un progetto credibile, anche non geniale, o un documento o una teoria che non sia campata in aria, su cui convogliare il consenso all’indipendenza del Veneto che pur sottotraccia esiste. Al contrario ci sono creduloni disposti a sostenere il “barricadero” di turno che opera per farsi eleggere, nel 2020, alla Regione Veneto. Per fare cosa? Be’, lui non lo dice!

Eppure Jacques Sapir, che insegna presso la Scuola di Economia di Mosca ( Moskovskaya Shkola ekonomiki ), scrive (http://vocidallestero.it): «…è necessario sapere che cosa costituisce la società. Ed è anche necessario capire che cosa costituisce un “popolo”, e bisogna capire che quando si parla di un “popolo” non stiamo parlando di una comunità etnica o religiosa, ma della comunità politica di individui riuniti che prendono in mano il proprio futuro. Questo è il popolo al quale parlano i politici che realmente fanno il loro lavoro.»

Però pare non esista, da parte di un certo indipendentismo, nessuna memoria storica. Eppure alla fine del secondo conflitto mondiale, i tre Stati dell’ex Patto Tripartito (Germania, Italia e Giappone) erano incapaci di muovere ancora guerra, per ragioni alquanto oggettive. Ma il forzato pacifismo imposto loro, aveva una ragione molto più profonda rispetto alla paura di un ritorno del Fascismo o del Nazismo, ed è che un Paese sottomesso non deve avere la piena sovranità. Neppure il diritto di “muoversi” liberamente che è parte fondamentale di un Paese sovrano. Un diritto che oggi, appunto, ci è assolutamente negato proprio dalla élite politica non già governante, ma dominante.
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » mer giu 14, 2017 10:21 am

Mani in alto! Codice fiscale, e pletorici referendum per l’autonomia, prego!
di ENZO TRENTIN

http://www.lindipendenzanuova.com/mani- ... omia-prego

Questa volta inizieremo riportando quanto scritto di recente dal Prof. Marco Bassani, uno degli ultimi allievi del Prof. Gianfranco Miglio:

«Tanti anni fa hanno tolto il segreto bancario. E non avete fiatato, non eravate mica dei criminali. Poi hanno incominciato a chiedere cosa facevate con i vostri soldi prelevati dal vostro stesso conto. Avete riso e scrivevate “vado dall’estetista”, “mi compro la droga e le prostitute”: sembrava una vera facezia del potere. Poi hanno stabilito che non potevate portar via soldi dal vostro conto in modo “non tracciabile”, il sorrisetto si è un po’ spento sul volto, ma in ogni caso avete pensato “traccino quel che vogliono, con tutto quello che pago di tasse”. Adesso [1 luglio 2017, Ndr] possono entrare in un conto che non è più davvero vostro per prendervi ciò che secondo le autorità dovete pagare. Sì, ma son solo le multe. State tranquilli! Le tasse contestate non ve le preleveranno mai direttamente, potrete sempre trincerarvi nelle istituzioni dello Stato di diritto e far valere i vostri diritti… In ogni caso siete liberi: dal razzismo, dall’omofobia, dal peso di un’islamofobia intollerante e dalle costrizioni di preferenze sessuali che potrebbero non essere le vostre. E gioite, quantum est hominum venustiorum, Totò [Riina, Ndr] avrà una morte dignitosa, circondato dall’affetto dei suoi cari: lo Stato lungi dall’essere “il più freddo di tutti i mostri” celebra la sua vittoria anche in termini di “umanità” sulla mafia. Vorrei potermi consolare pensando che vi meritate tutto ciò, ma so che non è così: non avete maggiori strumenti di difesa di un allevatore ucraino degli anni Trenta contro la violenza dei bolscevichi».

Orbene ci sono sedicenti indipendentisti che stanno già lavorando per farsi eleggere, nel 2020, in Regione per dichiarare l’indipendenza del Veneto. Mentre pochissimi altri loro omologhi vi siedono già da ignavi [o Quisling?]. Tuttavia costoro non ci dicono con quale nuovo assetto istituzionale si reggerà l’auspicato Stato indipendente.Nell’assenza totale di progetti credibili e afflitti da pensiero debole che alla fine diventa arrendevole, costoro al massimo dichiarano di voler imitare il sistema svizzero, e in attesa della sua materializzazione propagandano l’idea di un periodo transitorio – che è assolutamente indefinito – in cui la resuscitata Repubblica di San Marco si reggerà sull’ordinamento italiano. E questo, si badi bene, a fronte del fatto che la burocrazia è il grande ostacolo allo sviluppo italiano. Anzi, è la prima causa del suo declino. Per troppa “burocrazia”, troppo tempo è gettato in attività inutili, o addirittura dannose, per non dire degli inevitabili costi necessari ad affrontare le procedure, o i costi di persone che non producono valore aggiunto.

Qui gli esempi sono troppi per citarne anche solo qualcuno.
Non bastasse, ci sono altri e più numerosi Peones sedicenti indipendentisti che hanno già pubblicamente dichiarato e scritto sui social network, che il 22 ottobre 2017 voteranno Sì al referendum consultivo per l’autonomia, quale male minore. Ennesima fanfaluca propagandata dalla Lega Nord e i suoi succedanei. Un’immensa e morbosa manifestazione di “Sindrome di Stoccolma”, dove il soggetto vittima di quest’affezione, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.

Facciamo un solo esempio: la Legge 30 dicembre 1989, n. 439, di ratifica ed esecuzione della convenzione europea relativa alla «Carta europea dell’autonomia locale», firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1985. La Carta obbliga le Parti che l’hanno ratificata di applicare le regole fondamentali per garantire l’indipendenza politica, amministrativa e finanziaria degli enti locali e prevede che il principio dell’autonomia locale sia riconosciuto dal diritto nazionale e protetto dalla Costituzione.

In Italia sono rimaste vuote enunciazioni. Per documentare ciò che andiamo dicendo vi è scritto sostanzialmente che per autonomia locale, s’intende il diritto e la capacità effettiva, per le collettività locali, di regolamentare e amministrare nell’ambito della legge, sotto la loro responsabilità, e a favore delle popolazioni, una parte importante di affari pubblici. Tale diritto è esercitato da Consigli e Assemblee costituiti da membri eletti in grado di disporre di organi esecutivi responsabili nei loro confronti. Detta disposizione non pregiudica il ricorso alle Assemblee di cittadini, al referendum, o a ogni altra forma di partecipazione diretta dei cittadini.

Si osservi che i referendum non sono definiti “consultivi”. Questa qualificazione è sicuramente opera di qualche zelante burocrate, subito imitato dai più disinvolti politicanti. I “consultivi” compaiono negli Statuti degli enti locali a partire dal 1990, e a tutt’oggi, salvo qualche eccezione, vi sono massicciamente presenti. E non è ozioso ricordare che con il referendum si può richiedere a un corpo elettorale il consenso o dissenso – non il parere consultivo – rispetto a una decisione riguardante singole questioni; si tratta dunque di uno strumento di democrazia diretta che consente agli elettori di pronunciarsi senza nessun intermediario su un tema specifico oggetto di discussione.

Non bastasse, nel 1981 Costantino Mortati, uno dei padri dell’attuale Costituzione italiana, ebbe a scrivere: «La posizione di organo supremo rivestita dal popolo in regime democratico non può in nessun modo conciliarsi con l’esercizio di una funzione subordinata, come quella che si sostanzia nell’emissione di pareri».

Si aggiunga che la Costituzione italiana, e tutti gli Statuti di Comuni, Province e Regioni non sono mai stati democraticamente votati dal “popolo sovrano”, e ciò malgrado che da oltre due secoli (non solo in Occidente) sia invalsa la convinzione che: «Una costituzione non è l’atto di un governo, ma l’atto di un popolo che crea un governo: un governo senza costituzione è un potere senza diritto […] Una costituzione è antecedente a un governo: e il governo è solo la creatura della costituzione.» (Thomas Paine – Rights of Man, 22 febbraio 1791) Si veda qui https://www.miglioverde.eu/costituzioni ... -il-mondo/ un lungo e parziale elenco di Costituzioni votate dal popolo in tutto il mondo.

Malgrado ciò, sembra ci siano nel Lombardo-Veneto legislatori regionali ignavi e che in proposito tutto ignorano. Probabilmente “supervisionati” o “influenzati” da burocrati e legulei dall’incerta cultura democratica, sembrano subornare i sedicenti indipendentisti, allestendo e abbellendo azioni che corrompono moralmente attraverso la prospettazione di ciò che appare un vantaggio, mentre in realtà si compiono atti contrari a quello che sarebbe il proprio dovere. E così sono tosto seguiti da una pletora di Peones pronti al plaudite acta est fabula. Ma l’inganno è che «il dramma [non] è finito» e non c’è nulla da applaudire. Ci sono anche alcuni militanti e pseudo leader di partitini privi di peso politico e scarsa o nulla progettualità istituzionale che perorano l’indizione di referendum “consultivi” per l’indipendenza. Tsz!

E torniamo ora alla legge 439/1989. L’articolo 6 sancisce espressamente che senza pregiudizio di norme più generali emanate dalla legge, le collettività locali devono poter definire esse stesse le strutture amministrative interne di cui intendono dotarsi, per adeguarle alle loro esigenze specifiche in modo tale da consentire una amministrazione efficace. Mentre l’Articolo 9 dice che le collettività locali hanno diritto, nell’ambito della politica economica nazionale, a risorse proprie sufficienti, di cui possano disporre liberamente nell’esercizio delle loro competenze.

Anche in questi casi Parlamento, Governo e Regioni hanno sovvertito e stravolto termini e concetti. Hanno sconvolto, e turbato profondamente gli ordinamenti, le leggi, le istituzioni dello Stato, dissestando e distruggendo per sostituirvi, con metodi deplorevoli, le istituzioni che si volevano fondate su principî del tutto diversi. Sovvertono la morale, facendo strame d’ogni l’etica.

Per ogni dove nelle contrade del Lombardo-Veneto si sentono persone e politicanti d’infimo ordine che inneggiano all’imitazione della Catalogna. Tuttavia nessun Presidente o Consigliere regionale ha sinora mostrato lo stesso coraggio e determinazione dei suoi omologhi iberici. Tutti gli autoctoni sono abili nella ciancia propagandistica, nel quaqquaraqqua pubblicitario, nella “ciacola” produttrice di contrasti e contrapposizioni; nessuno che materializzi una qualche azione legislativa che possa pregiudicare i loro compensi e privilegi a beneficio del contribuente.

Di converso, lo scorso marzo la Corte superiore di giustizia della Catalogna ha condannato all’interdizione dai pubblici uffici per due anni dell’ex governatore della Generalitat Artur Mas, dichiarato colpevole di disobbedienza per aver promosso, nel 2014, un referendum sull’indipendenza nonostante il divieto del Tribunal Constitucional. Insieme a Mas, la predetta Corte superiore ha condannato anche l’allora vicepresidente Joana Ortega (21 mesi) e la ministra Irene Rigau (18 mesi). L’odierno presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puigdemont (uomo di tutt’altra pasta politica), non si è fatto intimidire e ha già detto di essere pronto ad affrontare le conseguenze delle sue azioni, sostenendo l’impegno “democraticamente inviolabile” del suo governo per un referendum per l’indipendenza, definendone già la data: 1° ottobre 2017.

E così nel Lombardo-Veneto, per opera della Lega Nord e dei suoi surrogati, si andrà a votare, il 22 ottobre 2017, per un referendum consultivo per l’autonomia. Si spenderanno decine di milioni di euro (in un periodo di recessione economica che dura dal 2008 senza mostrare sbocchi) per conoscere ciò che si sa già; ovvero che i cittadini vogliono una diversa articolazione dello Stato. E indirettamente si consentirà a questi politicanti buoni a nulla ma capaci di tutto di speculare sul chi vuole l’autonomia o l’indipendenza; su chi sarà a favore di questa o quella formazione partitica. Si produrranno chiacchiere infinite e inconcludenti buone solo per i talk show radio-televisivi italiani.

In conclusione avremo un risultato schizofrenico accompagnato da un significativo deficit nella vita sociale e professionale, analogo a quello ottenuto con il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Non essendo allora previsto un quorum di votanti, la riforma sarebbe entrata in vigore se il numero dei voti favorevoli fosse stato superiore al numero dei suffragi contrari, a prescindere dalla partecipazione al voto. E così dopo anni che la percentuale dei votati resi disaffezionati dalla politica corrotta e inconcludente si manteneva intorno al 50%, l’affluenza degli elettori arrivò al 65,47%, e la maggioranza dei votanti respinse il testo della cosiddetta riforma Renzi-Boschi. Insomma, bocciarono un testo peggiorativo per tenersi una Costituzione vecchia, contradditoria e inadeguata. Mentre la riforma vera è stata rimandata sine die.

Contrariamente a quanto afferma la Lega Nord e i suoi Zio Tom dell’indipendentismo autoctono, il demagogico referendum consultivo non servirà ad ottenere la propagandata autonomia simile al Trentino Alto Adige. Né servirà a contare il presumibile numero dei favorevoli all’indipendenza del Lombardo-Veneto. Avendo artatamente ingarbugliato la questione, consentirà sicuramente ai demagoghi di conservare le loro laute prebende e privilegi senza risolvere niente. Mentre gli autentici indipendentisti, la reale democrazia, e la libertà saranno gabbati per l’ennesima volta.
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » sab giu 17, 2017 8:27 am

AMMINISTRATIVE, GLI INDIPENDENTISTI VENETI FANNO CILECCA
Rischio Calcolato
di SILVANO CAMPAGNOLO
13/06/2017

https://www.rischiocalcolato.it/blogosf ... 63363.html

Stavo guardando i vari risultati degli indipendentisti alle elezioni amministrative 2017.

Indipendenza Veneta: Santa Lucia di Piave, (Tv) eletto il sindaco della lista civica appoggiata da IV ma senza simbolo IV, Mirano (Ve) non eletto sindaco (settimo su 8 candidati) il simbolo di IV assieme a Siamo veneto ha raccolto 153 voti pari all’1.37%. Jesolo (Ve) non eletto sindaco (terzo su 5) IV ha raccolto 512 voti pari al 4.38%, Thiene: non eletto sindaco (secondo su 5) IV ha raccolto 143 voti, pari al 1.43% Santa Maria di Sala (ve) eletto sindaco in coalizione con Lega Nord e due civiche, IV ha raccolto 861 voti pari al 11.09% e due consiglieri comunali. Cappella Maggiore (Tv) non eletto sindaco (secondo su 2) IV in coalizione con la Lega nord e una civica. La coalizione ha raccolto 1029 voti, pari al 43.45% e 4 consiglieri comunali. A Tarzo (Tv) eletto sindaco con una listone e IV in coalizione con il centro destra, Forza italia, Lega nord, Direzione Italia ed una civica. la coalizione ha raccolto 1747 voti pari al 84.64% e 8 consiglieri comunali.

Indipendenza noi veneto: Marcon (Ve) non eletto sindaco (quinto su 5) InV ha raccolto 199 voti pari al 3% Verona (vr) candidato sindaco al ballottaggio. InV ha raccolto 398 voti pari allo 0.36%.

Siamo Veneto, presente solo a Mirano assieme a IV, 1,37%.

Veneto Libertà a Padova, nella coalizione di Bitonci andrà al ballottaggio, la lista civica indipendentista ha raccolto 575 voti pali allo 0.64%

Infine la lista civica dell’ex sindaco di Resana, Mazzorato non eletto sindaco (secondo su 3) ha raccolto 1228 voti pari al 27.56% e 3 consiglieri comunali.

Una particolarità: in 3 comuni veneti alle elezioni era presente solo una lista civica che ha preso ovviamente il 100% dei voti.

La Fonte è il sito del Ministero dell’interno, risultati ufficiali delle elezioni 2017. Ho controllato tutti i comuni veneti dove ci sono state le elezioni, uno per uno. Ho elencato solo i comuni dove ci stavano liste indipendentiste conosciute e liste civiche chiaramente indipendentiste.

Alla luce dei risultati, direi che forse gli indipendentisti dediti alla via istituzionale, dovrebbero rivedere un po le loro strategie di marketing e comunicazione.
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » ven lug 28, 2017 7:54 am

Guadagnin

https://www.facebook.com/francisdrake.8 ... 6032297648

Perdonatemi tutti ma come sapete bene io sto ai vecchi politici democristiani come Simon Wiesenthal stava ai gerarchi nazisti che erano riusciti a fuggire in America Latina nel 1945. Non mi fermerò mai finché non li avrò scovati e fatti condannare tutti.

Oggi sono costretto di nuovo a ricordare a tutti che l'indipendentismo veneto ha ancora molti personaggi di questo tipo al suo interno e proprio questi sono (quasi sempre) la causa delle sue difficoltà a crescere e fare breccia sia a livello locale che internazionale.

Il personaggio ritratto qui sotto si chiama Antonio Guadagnini. È consigliere in Regione Veneto dal 31 maggio del 2015. Inizialmente doveva esserlo per conto di una formazione chiamata INV (Indipendenza Noi Veneto, tutt'ora attiva) ma poi, pochi mesi dopo esser stato eletto, rinnego' tutti i suoi partner e decise di tenersi tutto lo stipendio per se' e di formarsi un nuovo partitino che si chiama Siamo Veneto, usando le vecchie strutture dell'ormai scomparso Veneto Stato.

A parte occasionali comunicati e qualche fugace risoluzione in favore di cose già ovvie (come per esempio l'appoggio morale all'indipendentismo catalano) e ribadite da partiti seri come la Lega in più occasioni pubbliche, il noto parassita (che ha cambiato ben 5 partiti nella sua vita: DC, AN, CCD ecc.) non ha mai fatto nulla per l'indipendentismo veneto fin dal suo insediamento.

Dato che nessuno lo dice, è bene ricordare che se vince il SI' al referendum, questo marpione democristiano diventera' senatore della Repubblica Italiana a Roma part-time.

Lui invece lo sa bene ed è per questo che non si spende troppo pubblicamente in favore del NO.

Per chi non lo sapesse, il figuro in questione nel 2012 ha distrutto in pochi mesi un partito che contava 1700 soci come Veneto Stato (dopo averne ordito lui stesso la scissione con l'espulsione di Lodovico Pizzati e Alessio Morosin che poi fondarono Indipendenza Veneta lo stesso anno), ha truffato soldi ai soci, incamerato soldi per finti bonds, rovinato il progetto EPI (ponendovi a capo un incapace come Luca Polo che in FB si trova sotto il nome di Gatto Mannaro), mentito agli alleati spacciandosi nel 2015 per segretario di Veneto Stato, quando questo era gia' stato sciolto al Maggior Consiglio del 13 ottobre 2013 per insufficienza di quorum per la sua rielezione (io c'ero, testimone oculare).

Ha infine tradito il mandato elettorale, tradito i partners di INV e, poco dopo essere eletto, si e' inventato un partitino per conto suo e della sua famiglia.

Dal 31 maggio 2015, data della conquista dell'agognata carega, il "navigato" politico italiano si e' visto ben poco in Regione a fare il suo lavoro, salvo intascare 8.500 euro al mese per i suo comodi personali.

Oggi, come sempre fa, sta tentando di metter il cappello sopra il PDL 116 per il riconoscimento della Minoranza Veneta in Italia. Non si sa nemmeno se sara' in aula (non lo era durante il primo dibattito) ma state sicuri che domani mattina, a prescindere dai risultati, uscirà un suo video dove in qualche modo mettere' il cappello su quel che e' accaduto.

Io lo conosco di persona dal 1 marzo del 2012, avendo (sic) collaborato con Veneto stato fino al dicembre dello stesso anno, e vi assicuro che ha sempre fatto così. Massima rendita con minimo sforzo. Lo ricordo ancora rilasciare interviste, ben nascosto sotto le colonne di Piazza dei Signori di Treviso il 21 marzo del 2014, dopo il risultato folgorante dell'iniziativa mediatica del referendum digitale di Gianluca Busato (fu un giorno storico in cui proclamammo la Dichiarazione d'Indipendenza in una piazza strapiena, circa 4,000 patrioti, sotto l'attenzione di molti media internazionali). Lui ovviamente non aveva mai messo un dito di sforzo ne' di soldi (che non mette mai) su quella cosa ma, eccolo la', subito pronto (di nascosto) ad accaparrarsi il merito davanti al primo microfono di passaggio.

I democristiani fanno sempre così. L'hanno sempre fatto. Lo faranno sempre. Ed esistono foto, documenti, testimonianze e quant'altro che possono inchiodare questo personaggio alle sue responsabilità, incluso il lungo rapporto presentato al Consiglio dei X del dicembre 2012, con cui io stesso tentai di fermar in tempo questa pericolosissima mina per l'indipendentismo, quando ero ancora portavoce estero per Veneto Stato. Purtroppo allora nessuno mi diede retta.

Oggi la stragrande maggioranza degli indipendentisti è concorde con me (molti dei quali per il semplice fatto che poi se la sono presa in c... dallo stesso) ma si fatica ancora a formare una cultura etica di prevenzione e "personaggi" come Guadagnini tornano a galleggiare, non appena i più si sono dimenticati di loro, e a fare danni immensi.

L'intera storia della politica italiana è fatta di personaggi come questi: Casini, Mastella, Verdini, De Luca ecc. Sono bravissimi e astutissimi nel fiutare il vento e saltare da una barca all'altra. L'hanno sempre fatto e sempre lo faranno.

Fa male, ci fa molto male, a noi e a tutti gli indipendentisti genuini che la nostra Causa, sacra e nobile, sia in qualche modo ostentata da mascalzoni di questo tipo ma purtroppo questo è comune anche nell'indipendentismo, e non solo in Veneto.

Per questo è importante che esistano anche uffici d'intelligence come il nostro, che si occupano ANCHE di personaggi come questo. Come il Simon Wiesenthal Centre, pur non avendo un centesimo della sua importanza, anche noi, nel nostro piccolo, raccogliamo e diffondiamo informazioni sulle pesti che ci allontanano dal raggiungimento del nostro obiettivo.

Che spesso non sono affatto i nostri avversari italiani, ma proprio gente come questa che cresce e prospera alle spalle dei nostri nobili ideali. E molto spesso li fa fallire. WSM
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Re: Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » mar ago 15, 2017 7:09 pm

REFERENDUM IN VENETO, SOLO IL 17% CONTRARIO ALL’AUTONOMIA
di FIORENZO PIEROBON

https://www.miglioverde.eu/referendum-i ... lautonomia

Anche il referendum del 22 ottobre prossimo è argomento di discussione fra gli indipendentisti veneti. C’è la frangia di quelli convinti di essere già uno Stato indipendente e che l’Italia sia solo un invasore (muniti di passaporti e patenti) che asseriscono che la consultazione dell’autunno prossimo servirà solo a legittimare il dominio italico sulle terre della ex-Serenissima. Poi, ci sono quelli più politicamente orientati che, contrariamente ai primi, affermano che votare SI al referendum per l’autonomia sarà un passo determinante dal punto di vista del consenso ad una futura indipendenza.

Che dicono i numeri, invece? Secondo un sondaggio dell’istituto Winpoll svolto tra il 4 e il 9 agosto su un campione di 800 casi rappresentativi della popolazione veneta, il risultato del referendum sull’autonomia in Veneto sarà un plebiscito per il “sì”: la stima dei favorevoli è del 92%. Il 60% degli intervistati – riporta Alessio Corazza sul Corriere del Veneto a pagina 4 – dichiara di essere pienamente consapevole del referendum, mentre solo il 20% non ne è a conoscenza e altrettanti «vagamente a conoscenza». Quasi il 75%, inoltre, giudica positivamente l’iniziativa referendaria ritenendo che porterà maggior benessere in Lombardia e Veneto.
Tra gli scettici, invece, il 17% (percentuale alla quale appartengono anche i vari personaggi dei governi serenissimi) lo ritiene inutile in quanto «non cambierà nulla» e il 10% addirittura dannoso, perché potrebbe «indebolire il potere dello Stato».
L’ultimo dato, forse il più rilevante, riguarda l’affluenza: a due mesi dal voto, il 47% dichiara che andrà sicuramente a votare e l’11% ci andrà «probabilmente», mentre solo il 12% si dichiara contrario all’idea di recarsi alle urne. Se così fosse, il quorum (pur non vincolante, trattandosi di un referendum consultivo), sarebbe ampiamente raggiunto.
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Re: Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » mar ago 22, 2017 8:53 am

Quando si vota per niente, o quasi 1/ Non c'è il coraggio dei catalani
di ENZO TRENTIN –
22/08/2017

http://www.lindipendenzanuova.com/quand ... te-o-quasi

Il 22 ottobre nelle Regioni Veneto e Lombardia si potrà votare un referendum consultivo per una maggiore autonomia delle stesse. Su una cosa sono tutti d’accordo sin d’ora: si tratta di una “costosa consultazione sul nulla“. Proviamo ad analizzare le ragioni di coloro che hanno pubblicamente dichiarato di votare Sì. Indagheremo sulle ragioni del No in un successivo articolo.

Anche chi è dichiaratamente per il Sì ammette che è una consultazione costosa, ma può tornare utilissima come prova di forza, proprio perché le istituzioni regionali si sono finora dimostrate incapaci di attuare le leggi regionali già in vigore da decenni in materia di maggior autonomia nelle varie competenze amministrative: dalla Legge 281, del 16 maggio 1970 sulle Regioni a Statuto Ordinario, fino al Decreto legislativo 267 del 18 agosto 2000, “Testo Unico Delle Leggi Sull’ordinamento Degli Enti Locali”.

Come in occasione di tutti i referendum gli schieramenti sono eterogenei. Essi avranno modo di confrontarsi con il pubblico in occasione di un convegno che si terrà martedì 19 settembre, dalle ore 19,00 alle ore 23,00, presso il Palazzo della Gran Guardia, sito in Piazza Bra, a Verona, [https://www.eventbrite.co.uk/e/autonomia-del-veneto-cosa-significa-tickets-36618760699 ] per iniziativa della fondazione Venetian Ambassadors, un’organizzazione internazionale non-profit – con sede a Londra https://www.youtube.com/watch?v=3sj-zLp ... deo_export – che promuove l’immagine, il lavoro e gli interessi dei cittadini veneti nel mondo. Titolo del convegno: «Veneto Autonomo: dicci la Tua!»

Saranno ospiti personaggi della politica, della cultura, e dell’economia che esporranno le loro posizioni per il Sì o il No, oppure per l’astensione. Essi risponderanno alle domande del pubblico partecipante in una civile diatriba, intervallata da brevi collegamenti in video-conferenza con imprenditori veneti di spicco, e consulenti di geo-strategia politica ed economica mondiale.

All’obiezione che si tratta di un referendum consultivo, (quindi i votanti non deliberano nulla, e i rappresentanti sono liberi di fare ciò che ritengono più opportuno) chi propone di votare Sì, sostiene

che lo strumento referendario, proprio perché fa leva diretta sull’opinione dei cittadini, consente sempre una pressione sulle decisioni del Governo che può anche tradursi in un’imposizione, o per lo meno una percezione chiara di questa, se l’affluenza sarà alta. Il Governo può ovviamente decidere di ignorare l’opinione dei cittadini. L’ha fatto altre volte. Però, nella situazione di maggioranze risicate e volatili com’è quella del Governo italiano di oggi, è improbabile che il risultato di un referendum con un’alta affluenza in due Regioni che, assieme, fanno quindici milioni di abitanti circa, sia dismesso con una scrollata di spalle. La battuta è: «Quando una “carega” sta in piedi a botte di nastro adesivo, basta una ventata d’aria improvvisa per ribaltarla.»

Tra i pochi sondaggi fatti di recente c’è quello della Società Euromedia Research – pubblicato dal Mattino di Padova –, del 15 marzo 2017 su un campione di mille cittadini. Solo il 5,6% ha risposto che non andrebbe a votare. Il dato però riguardava Lombardo-Veneti aggregati assieme, e si sa che i lombardi sono più ligi dei Veneti in queste cose.

Un altro sondaggio – dell’Istituto Winpoll – svolto tra il 4 e il 9 agosto su un campione di 800 casi rappresentativi della popolazione veneta – pubblicato sul Corriere del Veneto – sostiene che il risultato del referendum sull’autonomia in Veneto sarà un plebiscito per il Sì. La stima è del 92% di favorevoli. Il 60% degli intervistati dichiara di essere pienamente consapevole del referendum, mentre solo il 20% non ne è a conoscenza, e altrettanti «vagamente a conoscenza». Quasi il 75%, inoltre, giudica positivamente l’iniziativa referendaria ritenendo che porterà maggior benessere in Lombardia e Veneto.

Tuttavia si sa che i sondaggi sono sempre eterodiretti, e allora c’è chi, sicuro del successo, argomenta che se per caso il risultato del referendum fosse con una percentuale del 60% per il Sì, significherebbe che in due mesi si sarebbe perso il 32% dei favorevoli, mentre se il Sì vince con il 51%, il risultato sarà presentato come una sconfitta. Se, infine, andrà a votare il 50% degli aventi diritto vorrà dire che a pochi interessava la sorte del Veneto. E s’insiste che ogni Sì è un passo in avanti verso i diritti ancestrali dei veneti.

Nello schieramento per il Sì, sono un po’ tutti consci del fatto che in passato, invano si è tentato di incrementare l’autonomia delle amministrazioni regionali e locali. Di fatto, Roma si è sempre rivelata un “muro di gomma” per queste cose. Il referendum del 22 ottobre è più che altro un megafono per convogliare proprio questa frustrazione, e fare azione di “pressing”. È solo l’inizio di un percorso che va poi consolidato con successivi progetti di consultazioni popolari su come un Veneto più autonomo potrebbe meglio rispondere ai bisogni dei cittadini.

Si sa, per esempio, che il Presidente Luca Zaia ha commissionato alla CGIA di Mestre (uno dei migliori laboratori di ricerca statistica che ci siano oggi in Italia) lo studio dell’effetto di maggiore autonomia amministrativa (tutta da ottenere) in aree come il lavoro, le pensioni, l’economia.

Questi sforzi sono in linea con la tradizione anglo-sassone delle White Papers (Libri Bianchi) che solitamente precedono referendum più robusti sul piano deliberativo, e non più consultativi. Nel fronte per il Sì, c’è chi cita con apprezzamento il progetto del Libro Bianco dei Veneti, diretto nel 2014 dal Dott. Giovanni Dalla valle, che, guarda caso fu ostacolato e ostracizzato proprio dai cosiddetti “venetisti”, molti dei quali – si dice – oggi non vogliono andare a votare per questo referendum.

Secondo i sostenitori del Sì, al momento il livello di frustrazione tra i cittadini veneti è tale per cui, se non ci si decide ad ascoltarli, si rischia veramente l’innesco di una sedizione civile. E non è detto che questa porti più autonomia o all’indipendenza alla fine di un percorso. Una volta scatenate le folle, non si sa mai se ciò porta a conflitti civili.

In questi ambienti si è convinti che l’unica pietra tombale su qualsiasi progetto di natura auto determinista (tanto più indipendentista) sarebbe proprio se il referendum si traducesse in un flop e l’affluenza non fosse almeno dell’80%, ovvero sufficiente a giustificare un reale interesse dei Veneti per un destino di maggior libertà delle loro comunità. E aggiungono: «Roma si scompiscerebbe dalle risate».

Nel fronte per il Sì, del resto, non manca chi le risate se le fa al pensiero della scarsa attendibilità di alcuni pseudo leader indipendentisti. Come, ad esempio, quel candidato alla presidenza della Regione Veneto che in campagna elettorale andò cianciando, e menava vanto sino alla nausea, di aver rifiutato il vitalizio, mentre aveva prontamente incassato il sostitutivo assegno di fine mandato: https://zaiaperilveneto.wordpress.com/page/8/ Quelli per il Sì darebbero ai “venetisti” il Premio Tafazzi del Secolo se il referendum fallisse per colpa loro. Per fortuna – si sussurra – sono solo quattro gatti e i veri indipendentisti sono molti di più.

Molti indipendentisti (o meglio “venetisti”) continuano ad avere questa ossessione contro Luca Zaia e contro la Lega in genere. I loro avversari sostengono che l’80% di chi vota Lega in Veneto è indipendentista e che la LN ha tentato di far passare molte leggi in favore dell’autodeterminazione. Al di là di trovate propagandistiche come la Padania (da cui molti si sono sempre dissociati), si sa che alcuni esponenti leghisti, da Massimo Bitonci a Roberto Ciambetti, per passare per Mara Bizzotto, Giuseppe Pan, Riccardo Barbisan e qualche altro, si sono sempre spesi molto per fare passare leggi, o proporre referendum in favore del federalismo e sicuramente anche per maggiori autonomie per il Veneto o i suoi Comuni.

Tuttavia, quelli per il No rilevano che costoro dimenticano, o non sono a conoscenza, che proprio in virtù del succitato Decreto legislativo 267/2000, forme avanzate di democrazia diretta (quindi di scelta “autonoma” dei cittadini) sono possibili già ora, e le varie amministrazioni locali rette dalla LN non hanno mai provveduto in merito. Emblematico è l’esempio di alcune petizioni presentate da numerosi comitati, sin dal 2015, alla Regione Veneto che a tutt’oggi non sembra abbia mai risposto: https://docs.google.com/document/d/1WR0 ... sp=sharing

Del resto – e per dovere di cronaca – è necessario ricordare che il Presidente Zaia aprì la raccolta di fondi per organizzare un referendum consultivo per l’indipendenza (Legge regionale 16/2014) il 3 ottobre del 2014. Questa Legge pretendeva che a sborsare i quattordici milioni di euro previsti, fossero i cittadini. Si chiese ai residenti in Veneto la libera contribuzione di 20 euro a testa (prezzo di una pizza e un paio di birre a Jesolo). Dopo mesi ne furono raccolti solo 120.000 all’incirca. Non sappiamo se la promessa (del Presidente Zaia) di restituirli sia stata mantenuta. Rileviamo però che gli stessi milioni di Euro oggi sono stati trovati dall’Ente pubblico per il referendum per l’autonomia. Dunque – sostiene la parte del Sì – significa che nemmeno davanti all’opportunità di finanziare un referendum consultivo sull’indipendenza, la stragrande maggioranza degli indipendentisti ha tirato fuori un misero “scheo“.

Questa si vuole sia la prova del nove di quanto immaturo sia ancora l’indipendentismo veneto, e quanto lavoro sia ancora necessario per renderlo credibile non solo davanti a Roma ma anche e soprattutto davanti agli stessi Veneti. Si deve rilevare tuttavia che nel Parlamentino veneto nessuno ha mai preso deliberazioni del tipo di quelle assunte dalla Generalitat de Catalunya. Decisioni che hanno portato alla condanna d’interdizione dai pubblici uffici di alcuni esponenti politici, non certo alla garrota. E questo malgrado che in Regione Veneto s’inneggi alla Catalogna, e si deliberino documenti di solidarietà.

Nel rassemblement per il Sì, c’è insofferenza per i Serenissimi governi veneti e per i dogi auto-eletti, per le fantomatiche “costituzioni venete” elucubrate senza il consenso di nessuno in un bar di periferia. Queste “trovate” – dicono – non fanno del bene alla causa indipendentista.

In realtà – insistono – la Storia insegna che l’acquisizione di maggior autonomia per una determinata comunità con forte sentimento identitario ha spesso preceduto azioni sempre più vigorose verso un’autodeterminazione completa (= indipendenza). È stato così per la Catalogna e per la Scozia, ma anche per il Quebec, la Groenlandia, il Kossovo e tanti altri popoli nel mondo. Un esempio (dicono) in Italia sono le Regioni a Statuto speciale come il Trentino-Alto Adige, la Sardegna, la Sicilia, dove i movimenti indipendentisti sono sempre più vivaci e capillari nel territorio. Si crede che, proprio perché l’autonomia consente a una determinata comunità di riscoprire la forza economica, sociale e culturale, essa avrà modo di superare gradualmente il modello di Stato centralista. Una volta che il bambino avrà imparato a camminare da solo, per natura tende a voler anche correre da solo.

E concludono: “Una scarsa affluenza non significa affatto che i Veneti sarebbero più interessati all’indipendenza. Piuttosto significherebbe solo che non sapremmo a cosa sono veramente interessati. Forse né all’autonomia né all’indipendenza. Forse solo a guardare il calcio in televisione o a godersi l’ultimo modello di smartphone come fa l’italiano medio oggi. Sarebbe prima di tutto una sconfitta della politica, quindi una sconfitta per tutti. E certamente i Veneti di questo tipo non meriterebbero né maggior autonomia, né a maggior ragione l’autodeterminazione. Meriterebbero solo le catene che hanno già”.

(Segue: le ragioni del No!)



Quando si vota per niente o quasi 2/Veneto e Lombardia hanno già avuto mandato per trattare
di ENZO TRENTIN

http://www.lindipendenzanuova.com/quand ... r-trattare


Il 22 ottobre nelle Regioni Veneto e Lombardia si potrà votare un referendum consultivo per una maggiore autonomia delle stesse.

Su una cosa sono quasi tutti d’accordo: si tratta di una “costosa consultazione sul nulla“.

Proviamo ad analizzare il perché:

1 – Il referendum consultivo è un furto di democrazia, perché i cittadini – mediante referendum – sono chiamati a deliberare su qualche cosa, non a essere «consultati» su quella cosa. Nel 1981 Costantino Mortati, uno dei padri dell’attuale Costituzione italiana, ebbe a scrivere: «La posizione di organo supremo rivestita dal popolo in regime democratico non può in nessun modo conciliarsi con l’esercizio di una funzione SUBORDINATA, come quella che si sostanzia nell’emissione di PARERI.»

2 – Il referendum è uno strumento a disposizione dei cittadini quando vogliono esercitare quella sovranità di cui al Comma 2, articolo 1 della Costituzione. L’esempio più vivido si è avuto con la questione del divorzio, prima e dell’aborto poi. Giacché il Parlamento non si muoveva in questa direzione, i cittadini per mezzo di un corretto referendum deliberarono e s’imposero al Parlamento.

3 – Giusto per promemoria, ecco qui le Statistiche dei referendum abrogativi tenutisi in Italia:
Referendum abrogativi Tot Affluenza media Maggioranza
Sì Maggioranza
No Media sì Media no
Quorum raggiunto 39 67,63% 23 16 60,77% 39,23%
Quorum non raggiunto 28 31,07% 27 1 78,69% 21,31%
Totale 67 52,35% 50 17 68,26% 31,74%

In Italia si sono svolti cinque referendum non abrogativi: il primo è stato un referendum istituzionale per scegliere tra monarchia e repubblica, il secondo è stato un referendum d’indirizzo, gli ultimi tre sono stati referendum costituzionali. Chi fosse curioso di verificare quante volte il Parlamento ha disatteso le deliberazioni del cosiddetto “popolo sovrano”, può controllare qui:

https://it.wikipedia.org/wiki/Consultaz ... _in_Italia

4 – I rappresentanti non hanno nessuna necessità di ricorrere a questo strumento, poiché tramite le elezioni chiedono la legittimità a creare un ESECUTIVO. Se i Presidenti di Veneto e Lombardia: Roberto Maroni e Luca Zaia vogliono avviare trattative con il governo per ottenere una maggiore autonomia non hanno alcun bisogno di chiedere il parere degli elettori. Questi ultimi li hanno già votati per fare ciò che ritengono opportuno per materializzare il cosiddetto buon governo.

5 – Singolari le argomentazioni di certi partitanti che affermano che l’affluenza e l’esito positivo del referendum del 22 ottobre, farebbero conoscere ai governanti i veri sentimenti della popolazione. Il governo ha tutti gli strumenti a disposizione per conoscere il “polso della situazione”; altrimenti a che servono i servizi di Intelligence, i prefetti, le varie polizie, i mass-media in parte controllati dal potere esecutivo?

6 – I Presidenti sunnominati capziosamente sollecitano l’elettorato ad andare a votare in massa, affermando che più consistente sarà l’affluenza, maggiore sarà la loro “forza contrattuale” nei confronti del governo. A molti elettori, questo appare un comportamento psicotico. Infatti, mentre in Lombardia non è previsto alcun quorum, Ovvero se andranno a votare in tre: decideranno – a maggioranza – quei tre. In Veneto è richiesta e pretesa l’affluenza del 50%+1 affinché il risultato sia valido.

7 – Molti sedicenti indipendentisti si sono già espressi pubblicamente a favore di un’alta affluenza al voto. Costoro sostengono: «Una scarsa affluenza affosserebbe per un pezzo ogni rivendicazione. Al contrario un’affluenza importante sarebbe una pietra miliare irremovibile in ogni futura discussione sull’identità dei Veneti». (e lombardi. Ndr)

Altri sostengono che è grazie alle loro lotte politiche che si è arrivati a tale consultazione.

Qui il fronte del No individua una soggezione, una specie di Sindrome di Stoccolma. Per questa s’intende quella particolare condizione psicologica che porta una persona che si sente vittima a manifestare sentimenti positivi (gratitudine o addirittura innamoramento) verso il proprio sequestratore. Infatti, andare a votare significa legittimare quello Stato che gli indipendentisti considera “occupante”.

Votare poi: Sì, significa accogliere l’autonomia che è cosa differente dall’indipendenza.

Il referendum, come detto più sopra, è uno strumento a disposizione dell’iniziativa degli elettori. Se a promuoverlo sono i “rappresentanti” c’è evidentemente qualcosa che dovrebbe creare apprensione e sospetto.

8 – Il ragionamento dei sedicenti indipendentisti che dichiarano di voler votare Sì, potrebbe essere addirittura rovesciato, infatti: se andassero a votare solo quei tre sunnominati, o comunque se andasse a votare una percentuale di tipo venezuelano (un contestato -40% all’incirca); allora sì che gli indipendentisti potrebbero rivendicare che il “sovrano popolo” lombardo-veneto non vuole l’autonomia, ma aspira all’indipendenza. E per una migliore comprensione utilizzeremo un’artica narrazione:

«Una sera un anziano capo Cherokee raccontò al nipote la battaglia che avviene dentro di noi:
Gli disse: “Figlio mio la battaglia è fra due lupi che vivono dentro di noi. Uno è infelicità, paura, preoccupazione, gelosia, dispiacere, autocommiserazione, rancore, senso d’inferiorità. L’altro è felicità, amore, speranza, serenità, gentilezza, generosità, verità, compassione.”
Il piccolo ci pensò un minuto poi chiese: “Quale lupo vince?”
L’anziano Cherokee rispose semplicemente: “Quello cui dai da mangiare”.»

9 – Nella realtà delle cose – secondo il fronte del No – i due ex ministri, oggi presidenti di Regione, e i loro sodali, devono essere considerati dei veri Zio Tom dell’indipendentismo. Lo zio Tom non fa il ribelle, non capeggia rivolte. Semplicemente si rifiuta di compiere il male che gli è chiesto. E il male per due aderenti alla Lega Nord è la vera autonomia economico-politica; figuriamoci l’indipendenza del Veneto e della Lombardia. Del resto la LN è un partito che non ha mai raggiunto un solo obiettivo prefissatosi, ad esempio: l’indipendenza della Padania. Sempreché il suo vero scopo non sia stato quello di disinnescare la questione federalista, e ridicolizzare l’autodeterminazione. Questi sì, obiettivi raggiunti.

10 – Sconcertante è la posizione assunta dal Partito Democratico lombardo-veneto che ha deliberato di sostenere il voto favorevole al referendum del 22 ottobre. Sembra un caso di schizofrenia collettiva. Infatti, se il PD è favorevole all’autonomia delle due Regioni, perché non fa pressione sul governo (a guida PD) per evitare l’inutile spesa di alcune decine di milioni di euro. Davvero a costoro interessa qualcosa il debito pubblico, o quest’ultimo è solo un pretesto per tassare sino alla persecuzione il cosiddetto popolo sovrano?

11 – Sosteneva Mark Twain: «Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare.»

Si veda questo video, che spiega la tesi in modo molto comprensibile (per avere i sottotitoli in italiano andare su impostazioni = rotellina in fondo a destra del video e scegliere la lingua):

https://www.youtube.com/watch?v=KS9EMvbBq_U

Infatti, laddove gli indipendentisti afflitti da Sindrome di Stoccolma, hanno scritto quelli del No: «Un’affluenza importante sarebbe una pietra miliare irremovibile in ogni futura discussione sull’identità dei Veneti. […] Cosa succederà dopo? Questo è un punto su cui tutti concordano: «non succederà niente, ne siamo certi». Ebbene non è vero, perché pare sia già successo tutto. Qualsiasi sarà l’affluenza al voto, e qualsiasi sarà il risultato dello stesso, i politicanti potranno argomentare secondo la loro convenienza: «Vedete? I cittadini vogliono l’autonomia, non l’indipendenza», oppure: «Vedete? I cittadini non vogliono l’autonomia, figuriamoci l’indipendenza!»

Insomma gli zio Tom, i Quisling e la partitocrazia hanno già vinto prima ancora del voto!
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Re: Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » mar ago 22, 2017 7:01 pm

CARI AUTONOMISTI LOMBARDO-VENETI, IO AD OTTOBRE NON VOTERÒ
di LEONARDO FACCO
22 agosto 2017
https://www.miglioverde.eu/cari-autonom ... non-votero

Mi fa piacere, amici (ma anche no) veneti, che siate ottimisti rispetto al referendum che voterete il 22 ottobre prossimo. Mi fa piacere che questa vostra predisposizione vi abbia convinti della bontà della scelta che farete, ovvero votare “SI all’autonomia” a larga maggioranza (come rivelano i sondaggi). Sissignori, sono compiaciuto per le vostre convinzioni, che divergono però dalle mie; e vi spiego perché in maniera didascalica.

1- Io della Lega non mi fido affatto. La conosco sin dagli albori, conosco la sua storia ed i risultati che ha ottenuto. Conosco bene Salvini e conosco la classe dirigente di parassiti ed inetti che compone il partito. Nello specifico poi, non acquisterei una macchina usata né da Zaia né tantomeno da Maroni.
2- Io non mi fido dell’Italia, perché è uno Stato (con relativi governi) di banditi para-mafiosi, ma che a differenza dei mafiosi non mantiene la parola, soprattutto in materia referendaria, come dimostrato ampiamente in un recente passato.
3- Io non credo nello specifico alle promesse fatte in merito al referendum per l’autonomia. Con …
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Re: Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » mar ago 29, 2017 8:13 pm

DOZZO: VENETO REGIONE SPECIALE. DIFFICILE DA CREDERE…
di GIANMARCO LUCCHI

https://www.miglioverde.eu/veneto-speciale-dozzo-lega

Prima il federalismo, poi la secessione, poi la devolution, poi il federalismo fiscale: sono tutte idee di riforma cavalcate dalla Lega in oltre vent’anni che non hanno prodotto alcun risultato. Adesso il Carroccio ci riprova individuando un’altra strada. Dopo la proposta di separare la Romagna dall’Emilia, presentata dal deputato Gianluca Pini, ancora ferma ai box (e che difficilmente da lì uscirà), arriva un’altra iniziativa in chiave autonomista, questa volta a firma del nuovo capogruppo alla Camera, il trevigiano Gianpaolo Dozzo (nella foto), per fare del Veneto una Regione a statuto speciale, con l’obiettivo di una reale autonomia in tema di sanità, trasporti, istruzione, fisco.
Una regione, spiega Dozzo, che si estende per oltre 18mila chilometri quadrati, che conta 5 milioni di abitanti nei 581 comuni delle province di Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza, e che è «l’unica Regione a statuto ordinario a confinare con due Regioni ad autonomia speciale». Una circostanza, argomenta Dozzo, «che incide negativamente sullo sviluppo economico e sociale del territorio, considerate le sperequazioni sia nell’esercizio delle funzioni esecutive sia nel regime fiscale che la penalizzano rispetto al Trentino-Alto Adige e al Friuli Venezia Giulia». Lo stesso statuto regionale, approvato nel 1971 e attualmente in vigore, «parla chiaramente -sottolinea Dozzo- di autogoverno del popolo veneto da attuare ‘in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storià». Ma «la peculiarità da riconoscere alla Regione autonoma del Veneto, conseguente alla modifica dell’articolo 116 della Costituzione e all’approvazione di uno Statuto ad autonomia speciale, terrà conto -spiega l’esponente del Carroccio- dell’esperienza delle Regioni che fino ad oggi hanno goduto di questo regime privilegiato, ma anche delle novità introdotte dalla riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione a favore delle altre Regioni».
«Un’autonomia di governo effettiva, un decentramento amministrativo consistente, ma in armonia con le norme della Costituzione, e una potestà legislativa esclusiva e concorrente, consentirebbero di sviluppare con maggiore efficacia -prosegue Dozzo- tutta una serie di competenze: la tutela della salute, la protezione dei beni culturali, l’istruzione, la formazione di professionisti, la viabilità, i trasporti e l’ammodernamento delle infrastrutture, che possono essere ottimizzate soltanto a livello locale». «Una congrua ripartizione delle entrate tributarie e una vera autonomia impositiva, inoltre, permetterebbero di migliorare sensibilmente – rileva il capogruppo leghista a Montecitorio – la qualità della vita dei nostri cittadini, evitando gli sprechi sperimentati nei passati decenni di gestione centralista delle imposte».
«Per giungere a un’efficace amministrazione delle risorse e in vista della completa attuazione del federalismo fiscale in grado di modificare il processo di governo della finanza regionale, diventa perciò necessario e di evidente importanza attribuire un’autonomia speciale alla Regione Veneto», conclude Dozzo.
In linea teorica il discorso non è sbagliato. Peccato che venga rispolverato dopo due decenni di giri di walzer imposti da Bossi e che non hanno prodotto nulla sul fronte delle riforme in senso autonomista. Anzi. A questo punto viene naturale chierdci quale credibilità hanno iniziative del genere, proposte tra l’altro adesso che la Lega è all’opposizione a Roma (visto che si tratterebbe di una riforma costituzionale), mentre quando stava al governo con Berlusconi temi del genere sono stati relegati nei cassetti.



VENETO REGIONE SPECIALE? FU LA LEGA A BOCCIARE IL PROGETTO
DI REDAZIONE

https://www.miglioverde.eu/lega-veneto- ... i-ci-crede

Dopo l’articolo apparso ieri, nel quale si leggeva di una proposta di Gianpaolo Dozzo inrente la proposta di “Regione speciale” per il Veneto, ci sono arrivate diverse segnalazioni in redazione che il signor Dozzo “recentemente scelto come capogruppo alla Camera della Lega Nord, fa parte di quelli che hanno preferito restare al servizio di Cassano Magnago, anzichè difendere il Veneto nelle proprie giuste richieste avanzate molto tempo fa. Dozzo, insomma, propone quello che “si guardò bene di votare 14 anni fa, quando preferì, codardamente, essere assente al voto”. Per la cronaca, però, Dozzo non presenziò a quella votazione in quanto ricoverato in ospedale.
Perciò – ribadiscono i lettori – “vi chiediamo di dare la corretta informazione a chi desidera, davvero, conoscere la verità dei fatti, di come si sono svolte le cose nel 1998. Gianpaolo Dozzo crede che tutti si siano ormai dimenticati di quanto successe nel fatidico “Aprile 1998”, ben 14 anni fa e precisamente:
1. 2 o 3 aprile 1998: votazione alla Camera per il “Veneto a Statuto Speciale” vedi articolo allegato del 4 Aprile
2. 22 aprile 1998 : Risoluzione N. 42 approvata dal Consiglio Regionale Veneto (e mai attuata !) per l’ AUTODETERMINAZIONE DEL VENETO
Peraltro, fu lo stesso Bossi a ordinare di boicottare il voto in parlamento per un Veneto Autonomo, come poi, fu lui a decidere di cacciare Comencini – e molti altri – che aveva prodotto la Risoluzione 42 in Regione. I leghisti di allora furono tacciati di essere dei “traditori al soldo di Berlusconi”, col quale – come abbiamo scoperto oggi – Bossi stava già facendo l’occhiolino per l’alleanza futura, concretizzatasi nell’anno 2000.
IN ALLEGATO I DUE DOCUMENTI CHE CONFERMANO QUANTO SOPRA:
1 – Veneto_Speciale_BOCCIATO IN PARLAMENTO DAI LEGHISTI
2 – LA RISOLUZIONE N. 42 OSTEGGIATA DA BOSSI




1 – Veneto_Speciale_BOCCIATO IN PARLAMENTO DAI LEGHISTI
https://www.miglioverde.eu/wp-content/u ... GHISTI.pdf

2 – LA RISOLUZIONE N. 42 OSTEGGIATA DA BOSSI
...
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Re: Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » lun set 11, 2017 10:03 pm

???

VENETO SERENISSIMO GOVERNO: IL 22 OTTOBRE BISOGNA VOTARE SI

https://www.miglioverde.eu/veneto-seren ... -votare-si

“Il Veneto Serenissimo Governo si prefigge, con mezzi che esso riterrà più opportuni, di riportare, attraverso un referendum popolare, la VENETA PATRIA all’autogoverno, nel pieno rispetto della Veneta storia, cultura e tradizioni e delle Venete leggi.”
Queste riportate sono le parole con cui nel 1987 il Veneto Serenissimo Governo si è ricostituito quale erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica. Oggi dopo trent’anni di dura lotta patriottica, come Popolo Veneto, ci troviamo alla vigilia della prima vera consultazione popolare che sarà il primo passo per il ritorno alla nostra piena libertà. Il referendum del 22 ottobre sull’autonomia del Veneto è una grande opportunità per dimostrare al consesso internazionale che i veneti nulla hanno a che fare con l’italia, ma che subiscono le conseguenze di un’occupazione da parte di uno stato che ha invaso la nostra terra con una guerra di aggressione. La data del 22 ottobre 2017, scelta per il referendum sull’autonomia, è significativa perché proprio il 22 ottobre 1866 fu perpetrata la più grande truffa nei confronti del Popolo Veneto attraverso un plebiscito truffa svolto ad di fuori della legalità internazionale.
Il Referendum sull’autonomia del Veneto del prossimo 22 di ottobre è un elemento iniziale per restituire al Popolo Veneto il proprio libero arbitrio. Sottolineiamo che a vittoria ottenuta sarà il Popolo Veneto a decidere il grado di autonomia che desidera. Noi come Veneto Serenissimo Governo saremo fautori di quanti ritengono che l’unica forma di autonomia che rispecchi la millenaria tradizione della nostra terra Veneta sia l’indipendenza. Altresì come Veneto Serenissimo Governo ci attueremo in tutte le sedi nazionali ed internazionali per sostenere il Referendum e l’ampia partecipazione popolare ad esso.
Il nostro sostegno al SI al referendum va inquadrato quale primo passo del Popolo Veneto per riottenere una piena libertà ed indipendenza politica, culturale ed economica.
La nostra campagna referendaria in sostegno al SI sarà a tutto tondo: attraverso i social, i media, i programmi di comunicazione politica. Durante la campagna referendaria il Veneto Serenissimo Governo agirà anche come comitato referendario per il SI, supportando la costituzione di “comitati locali per il SI” per fare in modo che questa consultazione sia compiutamente dei Veneti tutti e non di una parte politica. Invitiamo quindi tutti coloro lo desiderano a contattarci per concordare la costituzione dei comitati territoriali per il SI all’autonomia.
Anche il solo passaparola attraverso le proprie conoscenze dirette o indirette è un gesto di coscienza patriottica, potete seguirci su FACEBOOK.
Per evitare truffe e colpi di coda da parte dell’occupante italiano è necessario che sullo svolgimento del referendum ci sia un controllo internazionale per evitare che si ripeta la truffa del 1866, quindi come Veneto Serenissimo Governo chiediamo che gli Stati esteri e le istituzioni internazionali inviino degli osservatori per vigilare sull’andamento della consultazione.
Ora è quindi giunto il tempo di mettere da parte ogni tentennamento e muoversi uniti verso la vittoria del referendum, perché aver paura del voto referendario significa aver paura del nostro popolo e quindi di noi stessi.
Il 22 ottobre 2017 torniamo Paroni a Casa Nostra: votiamo SI al Referendum Veneto
per il Veneto Serenissimo Governo
il Ministro della Giustizia
Andrea Viviani
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