Corruzione in Svizzera

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Messaggioda Berto » mer giu 13, 2018 7:31 am

Corruzione in Svizzera
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Purtroppo anche in Svizzera vi è corruzione e criminalità, certo molto meno che in Italia ...
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Corruzione in Svizzera

Messaggioda Berto » mer giu 13, 2018 7:33 am

Truffa alla disoccupazione vodese, 14 arresti
02 maggio 2017

http://www.cdt.ch/svizzera/cronaca/1758 ... 14-arresti

LOSANNA - Dodici imprenditori e due dipendenti del sindacato Unia sono stati posti in detenzione preventiva per la truffa di cui è rimasta vittima la Cassa cantonale di disoccupazione vodese (CCC). Le somme sottratte sono per ora stimate a tre milioni di franchi, riferisce oggi il Ministero pubblico vodese.

Avviata agli inizi del 2016, l'inchiesta ha rivelato che indennità in caso di insolvenza sono state versate indebitamente perlomeno dal 2013. Il loro importo definitivo sarà conosciuto soltanto a investigazioni ultimate, precisa la Procura in un comunicato.

Gli inquirenti hanno effettuato numerosi fermi e perquisizioni nei cantoni di Vaud, Friburgo e Berna tra il 25 e il 27 aprile scorsi. Il Tribunale dei provvedimenti coercitivi ha ora ordinato la carcerazione preventiva di dodici imprenditori e due dipendenti amministrativi di Unia. Nel pomeriggio il sindacato ha annunciato di aver avviato contro entrambi una procedura di licenziamento immediato.

Secondo il portavoce del sindacato Lucas Dubuis, le due persone - una lavora nel canton Vaud, l'altra nel canton Berna - saranno ascoltate prima di essere licenziate. Unia prende inoltre atto del fatto di non essere messo in causa in quanto organismo. Il sindacato precisa che continuerà a collaborare attivamente con le autorità per determinare le circostanze in cui sono avvenute le malversazioni.

Allo stadio attuale, solo il Cantone di Vaud sembra essere stato danneggiato dalla truffa. Non sono state rilevate complicità in seno alla CCC, che aveva presentato denuncia nell'estate 2016, sottolineano gli inquirenti.

Il volume di documenti cartacei e informatici sequestrati durante le perquisizioni richiederà analisi che si protrarranno per diverse settimane. Nell'intervallo, gli inquirenti non forniranno informazioni supplementari.

Stando a quanto riferito la scorsa settimana dalla Procura vodese, numerosi lavoratori sarebbero stati dichiarati abusivamente alla CCC, allo scopo di percepire indebitamente le indennità di insolvenza consecutive al fallimento delle imprese presso le quali erano ipoteticamente impiegati.

Coinvolte sono una ventina di imprese edili poiché alcuni imprenditori hanno diretto più aziende. La frode non è legata unicamente a fallimenti in serie, ha spiegato il procuratore Bertrand Bühler, incaricato del dossier.

I sospettati, in gran parte di origini balcaniche, avevano un modus operandi abbastanza ampio, ha aggiunto il procuratore. Normalmente nel caso di un fallimento, il datore di lavoro dichiara direttamente i dipendenti alla cassa disoccupazione o passa da un sindacato. La cassa riceve il dossier e versa le indennità direttamente o via il sindacato. In questo caso invece i dossier contenevano i nominativi di dipendenti sia "veri" che "falsi". Per "falsi dipendenti" si intende anche persone reali che però non lavoravano per l'impresa fallita. Un imprenditore può ad esempio chiedere a un amico o a un vicino di farsi passare per un suo dipendente, precisa ancora il procuratore. Le indennità indebitamente ottenute venivano poi spartite fra i partecipanti alla frode secondo una chiave di ripartizione stabilita in partenza.
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Re: Corruzione in Svizzera

Messaggioda Berto » mer giu 13, 2018 7:34 am

Cartello dell'edilizia in Bassa Engadina
26.04.2018

http://www.gdp.ch/svizzera/cartello-del ... 01598.html

Alcune imprese di costruzione grigionesi hanno manipolato per anni gli appalti nel campo del genio civile e della costruzione edilizia. Multa della COMCO di 7,5 milioni.

Alcune imprese di costruzione grigionesi hanno manipolato per anni gli appalti nel campo del genio civile e della costruzione edilizia in Bassa Engadina accordandosi sui prezzi. La Commissione della concorrenza (COMCO) ha inflitto alle ditte in questione multe per un totale di 7, 5 milioni.

Le irregolarità riguardano "alcune centinaia di appalti pubblici" nel canton Grigioni. Le imprese decidevano chi si sarebbe aggiudicato il mandato e adattavano le offerte. Questi accordi illeciti - spiega la COMCO - "sono stati organizzati in parte in occasione delle riunioni organizzate dalla Società grigionese degli impresari costruttori".

Queste pratiche, che si sono protratte per diversi anni, hanno riguardato concorsi pubblici del Canton dei Grigioni, dei Comuni della Bassa Engadina e dei privati. Il valore dei contratti varia da qualche decina di migliaia di franchi fino ad alcuni milioni.

La COMCO ha multato sette imprese (Foffa Conrad AG, Bezzola Denoth AG, Zeblas Bau AG, Lazzarini AG, Koch AG Ramosch, Alfred Laurent AG e René Hohenegger Sarl). Le sanzioni variano tra i diecimila franchi e i 5 milioni a seconda della gravità delle manipolazioni. Per un'ottava impresa (Impraisa da fabrica Margadant) i fatti sono ormai caduti in prescrizione.

La Società grigionese degli impresari costruttori non è stata multata ma dovrà accollarsi le spese di procedura vista la sua partecipazione all'organizzazione del cartello.Le decisioni della COMCO possono essere oggetto di ricorso presso il Tribunale amministrativo federale.
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Re: Corruzione in Svizzera

Messaggioda Berto » mer giu 13, 2018 7:34 am

Quel patto scellerato tra Roche e Novartis
Federico Franchini, Il Quaderno
19 maggio 2018

https://www.tvsvizzera.it/tvs/farmaceut ... e=facebook


I due gruppi farmaceutici hanno diffuso d'intesa informazioni ingannevoli per favorire in Italia un prodotto che costa 900 euro, ostacolando l'utilizzo di un farmaco equivalente a soli 80 euro. La Corte europea di giustizia conferma l'illecito. La Svizzera si dichiara impotente.

Concorrenza? Nella vicenda Avastin/Lucentis Roche e Novartis hanno lavorato mano nella mano.
(Keystone)

Hanno ostacolato la vendita in Italia di un farmaco dal prezzo accessibile, l’Avastin, dal costo di 80 euro, a vantaggio di un medicamento più costoso, il Lucentis, che di euro ne costa 900. Una differenza abissale.

Il primo è nato come medicamento antitumorale, la cui licenza è detenuta da Roche. Da tempo, la comunità scientifica ha stabilito che il prodotto ha un’ottima e sicura resa anche per il trattamento della maculopatia, una malattia dell’occhio. Quindi è sufficiente acquistare l’Avastin per ottenere gli effetti miracolosi promessi dal Lucentis, la cui licenza è stata ceduta da Roche alla Novartis, che, detto en passant, detiene circa il 30% delle azioni di Roche.

La vicenda è nota da tempo e ha già fatto scorrere fiumi d’inchiostro. Ma adesso giungono le conferme: i due principali gruppi farmaceutici svizzeri hanno diffuso informazioni ingannevoli per differenziare artificiosamente i due prodotti, perfettamente sovrapponibili.
Posta in gioco molto elevata

Ciò che ha generato costi sanitari enormi. Nonostante l’uso diffuso in ambito oftalmico, Roche non ha fatto nulla per richiedere un’estensione delle indicazioni dell’antitumorale Avastin per questo utilizzo. Anzi, tramite la filiale Genentech ha creato un farmaco clone – il costosissimo Lucentis – confezionato appositamente per l’uso in campo oftalmologico.

Da parte sua Novartis non è riuscita ad imporre subito il nuovo farmaco poiché i medici italiani, per ovvie ragioni di costi, continuavano a prescrivere l’Avastin benché non autorizzato dalle autorità sanitarie per questo trattamento (utilizzo off label).

La posta in gioco è molto elevata: la maculopatia colpisce un anziano su tre sopra i 70 anni ed è la prima causa di cecità nel mondo occidentale. In Italia della vicenda se ne è occupata l’Antitrust e le autorità di perseguimento penale. In Svizzera le autorità affermano di avere le mani legate.
Turbativa del mercato

Aggiotaggio: è questo il capo d’accusa con cui i due rappresentanti legali in Italia di Roche e Novartis sono finiti sul registro degli indagati. Aggiotaggio, stando al codice penale italiano, significa turbare il mercato, pubblicando o divulgando notizie false, esagerate o tendenziose atte a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo di un prodotto.

Nel caso specifico sono state messe in atto "manovre fraudolente" finalizzate a turbare il mercato italiano dei prodotti oftalmici e realizzare così "ingiusti profitti patrimoniali": così si legge, nell’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pubblico ministero di Roma Stefano Pesci.

In sostanza l’Avastin è stato presentato come un farmaco pericoloso (ciò che è risultato poi inveritiero) condizionando così le scelte dei medici e dei servizi sanitari. Un cartello che, secondo l’Antitrust, è costato, nel solo 2012, un esborso aggiuntivo per il Servizio sanitario nazionale di oltre 45 milioni di euro, "con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni l’anno".

"I due gruppi si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, differenziando artificiosamente i due prodotti"

Antitrust italiana
Fine della citazione

Proprio nel 2012, cedendo alle pressioni delle case farmaceutiche, l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) decise di obbligare gli ospedali a utilizzare il Lucentis al posto di Avastin. Nella vicenda, però, è intervenuta l’Antitrust che, nel 2014, ha sanzionato le due multinazionali basate a Basilea. Il motivo: "I due gruppi si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico, Avastin, nella cura della più diffusa patologia della vista tra gli anziani e di altre gravi malattie oculistiche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti".

Multa di 90 milioni di euro

Per questa vicenda le due società svizzere sono state condannate ad una multa di circa 90 milioni di euro ciascuna. Una decisione contro la quale è stata fatta opposizione. Il Consiglio di Stato italiano, l’ultimo organo che deve trattare il ricorso, ha chiesto un parere alla Corte europea di giustizia. La quale, lo scorso 23 gennaio, ha ribadito che l’intesa tra due aziende, "atta a diffondere informazioni ingannevoli sull’uso off label" di un medicamento al fine di ridurre la pressione che esercita su un altro medicamento, costituisce una restrizione alla concorrenza.

D’intesa le due ditte svizzere hanno fatto leva per diffondere il più ampiamente possibile una percezione di pericolosità per l’Avastin. "A tale scopo – si legge in un documento consultato dal Quaderno – spingendosi addirittura a predisporre apposite pubblicazioni scientifiche e piani di comunicazione mirati".

Era la stessa Roche, affermano per iscritto diversi medici, che aveva inviato loro una lettera con la quale s’indicava che l’Avastin non era approvato per l’uso intravitreale e invitava a non usarlo per la cura delle maculopatie. Contemporaneamente anche Novartis cominciava a dire che era pericoloso usare Avastin e che si rischiavano guai giudiziari a usare un farmaco non approvato.

Emblematica è la vicenda con Federanziani. Quest’ultima, nel 2011, aveva scritto una lettera a Roche e Novartis per lamentarsi della sproporzione di costi esistenti fra Avastin e Lucentis in ambito oftalmico e le sempre maggiori difficoltà incontrate nell’uso off label del primo farmaco. Poi, all’improvviso, il cambio di rotta: la tesi dei problemi creati da Avastin viene sposata anche dalla stessa Federanziani. In un comunicato stampa del 2014, quest’ultima rivela dei risultati allarmanti in merito all’utilizzo del prodotto di Roche per la maculopatia. Secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, la Guardia di Finanza sospetta che il tutto sia stato creato ad hoc per "avvalorare la tesi della scarsa sicurezza dell’uso oftalmico dell’Avastin". Non sarà quindi un caso se, nel 2014, la stessa Federanziani ha ricevuto due finanziamenti da parte di Novartis, uno da 54'000 euro e un altro da 91'000 euro. L’informazione la si trova su un documentoLink esterno sul sito internet di Novartis.

In Svizzera mancano le basi legali

In Svizzera, dove per il Lucentis le assicurazioni malattia spendono circa 75 milioni di franchi all’anno, questi metodi non sono necessari. Finché Roche non fa una domanda di autorizzazione a SwissmedicLink esterno (l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici) per l’utilizzo di Avastin in oftalmologia questo farmaco non può essere inserito sulla lista delle specialitàLink esterno stabilita dall’Ufficio federale della sanità pubblica per il trattamento della maculopatia. Per questo l’utilizzo oftalmico di questo farmaco non può essere rimborsato dalle casse malati. Il coltello dalla parte del manico lo tiene Roche che ben si guarda dal chiedere a Swissmedic l’autorizzazione. Tanto riceve già le royalties per il Lucentis venduto da Novartis ma che è stato creato dalla Roche.

"La Confederazione non dispone delle basi legali per obbligare le aziende farmaceutiche a far omologare un nuovo medicamento o a estendere l’indicazione di uno già omologato" ribadisce il governo svizzero in seguito ad un’interpellanzaLink esterno.

Un’impossibilità d’azione che genera costi enormi per il sistema sanitario elvetico. "Questo esempio dimostra come l’industria farmaceutica può cercare di massimizzare i suoi profitti a discapito dell’assicurazione di base. Purtroppo, i fabbricanti di medicamenti non possono essere obbligati a estendere l’indicazione dei loro prodotti per altri utilizzi che quelli previsti dall’iscrizione della sostanza sulla lista delle specialità", ci spiega Christophe Kaempf di Santésuisse.

Dimenticando forse di menzionare che, alla fine, questi costi vengono comunque riversati sui premi di cassa malati.
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Re: Corruzione in Svizzera

Messaggioda Berto » mer giu 13, 2018 7:38 am

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Re: Corruzione in Svizzera

Messaggioda Berto » mer giu 13, 2018 7:38 am

Corruzione, la Svizzera da quinta a terza
21.02.2018
I Paesi meno corrotti sono Nuova Zelanda, Danimarca e Finlandia

https://www.tio.ch/svizzera/attualita/1 ... ta-a-terza

BERNA - Nella classifica 2017 di Transparency International che misura l'indice di percezione della corruzione, la Svizzera guadagna due posizioni rispetto a un anno fa e sale dal quinto al terzo posto tra i paesi virtuosi. Secondo il rapporto pubblicato oggi quelli meno corrotti sono Nuova Zelanda, Danimarca e Finlandia.

Per il suo indice Transparency International si basa su analisi di Paesi effettuate da parte di organizzazioni non governative, fondazioni e consulenze aziendali e interroga manager sulla loro valutazione riguardo allazera si muove in classifica tra la quinta e l'ottava posizione.frequenza della corruzione nel settore pubblico.

Transparency International vede a malapena progressi nella lotta contro la corruzione nel mondo. In alcuni Paesi, come Gran Bretagna o Senegal, ci sono sì miglioramenti, ha indicato l'organizzazione nel presentare il suo rapporto a Berlino, ma in altri si è verificato un peggioramento.

Fanalini di coda nella classifica di 180 Paesi sono anche quest'anno l'Afghanistan, la Somalia, il Sud Sudan e la Siria. "Soprattutto Paesi con una scarsa protezione per la stampa e per le organizzazioni non governative presentano tendenzialmente un elevato livello di corruzione", precisa Transparency.

«Una maggiore corruzione va di pari passo con un minore rispetto delle libertà civili come dello Stato di diritto», ha detto la sua presidente Delia Ferreira Rubio. L'indice fornisce anche indicazioni sullo stato della democrazia nel Paese considerato: «Quando lottiamo contro la corruzione, lottiamo per la democrazia».

L'indice della percezione della corruzione misura solo la corruzione nel settore pubblico. Quella nel settore privato non viene presa in considerazione.
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Re: Corruzione in Svizzera

Messaggioda Berto » mer giu 13, 2018 7:38 am

Frodi, tangenti, corruzione: Svizzera paese virtuoso
14.05.2018

https://www.tio.ch/finanza/borse-e-merc ... e-virtuoso

Solo il 6% delle imprese interessato da frode, 2% da corruzione: percentuali molto più basse della media

ZURIGO - Solo il 6% delle imprese svizzere sono toccate da casi di frode: il dato è nettamente inferiore alla media internazionale dell'11% secondo uno studio della società di consulenza EY (ex Ernst&Young) pubblicato oggi che viene effettuato ogni due anni.

In vetta alla classifica vi è l'Ucraina (36%), seguono il Kenya (26%), il Belgio (20%), la Russia (20%), la Danimarca (18%) e la Germania (18%).

La percentuale di imprese in Svizzera che ritiene le tangenti e la corruzione ampiamente estese nel Paese (2%) risulta ancora più bassa del numero di casi di frode e corruzione. Solo la Germania presenta un tasso così debole, smentito dalla realtà.

Al contrario in Paesi come il Brasile (96%), la Colombia (94%) e la Nigeria (90%), le pratiche di corruzione sono descritte dai dirigenti locali come all'ordine del giorno. A livello mondiale la media è del 38%, precisa lo studio.

Dal sondaggio risulta inoltre che solo il 4% delle società in Svizzera accetterebbero il versamento di tangenti per prevenire un declino economico. Sarebbero invece propense a regali personali il 6% delle imprese elvetiche e ad attività ricreative destinate a clienti, intermediari o partner commerciali attraverso inviti o altre azioni simili il 16%.

Le imprese svizzere non considerano affatto la frode e la corruzione come un problema importante per il loro successo commerciale futuro, constatata EY. Con solo il 6% di menzioni, la Svizzera occupa l'ultimo posto tra i Paesi interrogati. I dirigenti elvetici vedono piuttosto i pericoli nell'ambito dei rischi del cyber (50%), nel contesto normativo sempre più complesso (46%) come anche nei rischi geopolitici (28%).

Le imprese elvetiche non sono evidentemente molto ben informate sulle nuove leggi applicabili a livello internazionale, sottolinea lo studio: interrogate sulla nuova normativa europea relativa alla protezione dei dati, solo il 42% ha dichiarato di conoscerla nel dettaglio. Il tasso è leggermente superiore alla media internazionale (40%). Persino le imprese in Paesi non membri dell'Unione europea (Ue), come il Messico e la Nigeria (50%) si dicono più informati al riguardo.

Lo studio realizzato da EY è stato condotto presso 2550 (di cui 50 in Svizzera) responsabili finanziari, responsabili della revisione, del servizio giuridico e della gestione della conformità. Ha riguardato non meno di 55 Paesi.
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Re: Corruzione in Svizzera

Messaggioda Berto » mer giu 13, 2018 7:47 am

La Svizzera deve fare di più contro la corruzione transfrontaliera
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27 marzo 2018

https://www.swissinfo.ch/ita/economia/r ... a/44004036

Lotta alla corruzione: la svizzera fa dei passi avanti, ma alcune cose vanno migliorate

Pur avendo compiuto passi avanti, la Svizzera deve ancora progredire nella lotta internazionale contro la corruzione: è quanto indica l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), che chiede a Berna di proteggere i "whistleblower".


In un rapportoLink esterno pubblicato oggi, il Gruppo di lavoro dell'OCSE che valuta l'attuazione da parte della Svizzera della Convenzione sulla lotta contro la corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali e formula raccomandazioni, indica di aver constatato un aumento significativo del numero di procedimenti e di condanne in questo campo.
Forti esportazioni, forti rischi

Dal 2011 alla fine del 2017, nella Confederazione sono state condannate sei persone fisiche e cinque persone giuridiche in cinque vicende di corruzione transnazionale. Numerosi casi erano oggetto di un procedimento al momento della stesura del rapporto.

La Svizzera è particolarmente esposta alla corruzione estera per vari motivi, rammenta l'OCSE. La ragione principale è legata al fatto che l'economia elvetica è orientata all'esportazione: il 62,9% del prodotto nazionale lordo (Pnl) della Svizzera è generato dalle esportazioni (il doppio rispetto ad altre economie ad alto reddito, cfr. grafico). Ma è più precisamente la natura delle esportazioni elvetiche che aumenta i "gravi rischi di corruzione estera": transazioni finanziarie, prodotti farmaceutici e commercio di materie prime e metalli.


Molto resta da fare

Il Gruppo di lavoro riconosce al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) il merito di condurre un'azione repressiva "che sta producendo effetti sia a livello nazionale che internazionale". Tuttavia si aspetta che la Svizzera rafforzi gli sforzi nella repressione del reato di corruzione internazionale.

Tra le note dolenti sull'operato della Svizzera nel periodo in esame, il Gruppo di lavoro rileva che le sanzioni inflitte non sono state abbastanza dissuasive, come prevede la Convenzione, in particolare nei confronti delle persone giuridiche.

L'OCSE chiede alla Svizzera di far meglio conoscere l'azione repressiva, rendendola più trasparente, grazie a una maggiore pubblicità degli affari in corso. Si tratterebbe di consentire la pubblicazione più ampia possibile dei contenuti di una vicenda. Questo fattore è sempre più importante dal momento che la grande maggioranza degli affari di corruzione transnazionale si sono conclusi senza l'intervento di un giudice, rileva il Gruppo di lavoro.

Proteggere gli informatori

Per quanto riguarda la segnalazione di casi di corruzione, il Gruppo di lavoro sottolinea il ruolo chiave svolto dall'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROSLink esterno). Deplora tuttavia il fatto che avvocati, notai, contabili e revisori non siano in grado di contribuire a queste segnalazioni, non essendo associati alla lotta contro il riciclaggio di capitali come prevedono gli standard internazionali.

L'OCSE si rammarica d'altra parte dell'assenza di un quadro legale e istituzionale volto a tutelare i cosiddetti "whistleblower", ovvero chi segnala casi di corruzione, nel settore privato. Perciò esorta Berna ad effettuare una riforma rapida in tal senso.

Assistenza giudiziaria sulla buona strada

Soddisfazione è invece espressa in merito alla politica volontaristica della Svizzera in materia di sequestro e confisca, che sta dando frutti. L'OCSE sottolinea la partecipazione sempre più attiva e dinamica di Berna all'assistenza giudiziaria.

Il Gruppo di lavoro dell'OCSE sostiene così la revisione della legge svizzera sull'assistenza giudiziaria, che è in fase di attuazione, al fine di formalizzare questa assistenza più dinamica e di favorire una cooperazione internazionale più efficace.

La Svizzera presenterà un rapporto verbale al Gruppo nel marzo del 2019. Quest'ultimo avrà come tema l'adozione di una legislazione appropriata destinata a proteggere da ogni azione discriminatoria o disciplinare i dipendenti del settore privato che segnalano casi di presunta corruzione di pubblici ufficiali stranieri.

Entro due anni, la Confederazione presenterà inoltre un rapporto scritto sull'attuazione di tutte le raccomandazioni del Gruppo e sugli sforzi in vista dell'applicazione della Convenzione.
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